la civiltà dell’immaginetta

31 marzo 2013

da poco più di un anno sto al guinzaglio di un iPhone, da un mese sono SMM (Social Media Monkey: scimmia ammaestrata più che manager) per l’agenzia adv e comunicazione dove, da circa sei mesi,  lavoro come copywriter

how do I use this?

how should I engage people with this?

persone affettuose m’avevano avvisato che scrivere molto per lavoro mi avrebbe tolto la voglia di scrivere per piacere: conosco questo meccanismo e certo non m’aspettavo d’aver gran tempo o vena per versificare, ma neppure m’aspettavo che la frammentazione comunicativa in unità di senso sempre più concentrate – i 140 caratteri del tweet – mi avrebbe allontanato così tanto anche dalla scrittura blogica, che bene o male è sempre lavoro, sotto le vesti di personal branding

per cui anche questo mese non riesco a portare a termine l’ormai mitico post che mi riprometto da dicembre – “le cinque app per iPhone così dimesse che nessuno ti consiglierà mai, più un paio fighe” – ma farò comunque qualche riflessione sulla vita iperconnnessa di chi, come me, ingoia masticando (poco) e risputa (in fretta) notizie in mobilità, ovvero in tempi e spazi interstiziali

nascono ed evolvono in continuazione piattaforme e app che tentano di rendere più rapido ed efficace il meccanismo della content curation via smartphone: vi parlerò di alcune di queste

qualche mese fa m’ero infatuato di Zite, magazine customizzabile in aree e temi d’interesse, che promette di apprendere e migliorare l’offerta di notizie grazie alle tue abitudini (like, condivisioni ecc.): la prima versione, molto testuale ed elegante, mi aveva conquistato, ma in seguito ho cominciato a usarlo sempre meno, in favore di altre app

Flipboard, elegantissimo per l’impostazione a tutte immagini, in un primo tempo m’aveva lasciato freddo – lo consideravo velleitario, roba da fighetti – anche se, da subito, ne avevo apprezzato la struttura, basata sull’integrazione dei propri canali social (FB, Twitter, G+, LinkedIn, Instagram) ai canali tematici da costruire in stile RSS o a pacchetto come Zite

all’epoca avevo anche scaricato il lettore RSS Feedly, trovandone l’interfaccia molto elegante, ma non prevedendo di sostituirlo al caro vecchio Google Reader che, tra l’altro, Flipboard integrava già

in un paio di settimane è successo di tutto, ho cambiato idee e prospettiva e ora ho pure le idee chiare su ciò che mi serve: una sintesi tra diverse app che spero nasca presto

lo stato attuale dell’evoluzione:
1) Google Reader è morto e Feedly si è palesato come sostituto naturale, intanto implementando una funzione d’esplorazione che lo apparenta agli altri social magazine;
2) Flipoboard ha lanciato la possibilità di salvare contenuti creando propri magazine, tanto privati (funzione sussidiaria dei social bookmarklet à la Delicious o dei raccogliappunti alla Evernote) quanto pubblici: questa funzione amplia enormemente l’offerta di canali dell’app, aprendo una prospettiva di community davvero notevole;
3) Summly, l’app che riassume i contenuti grazie a un algoritmo concepito da un genietto diciassettenne, è salita agli altari grazie all’acquisizione da parte di Yahoo e certo non tarderà a fare scuola ed essere imitata

ciò che spero accada presto è che Flipboard ovvi alla morte di Google Reader aggiornando la funzione di lettura dei feed, magari proprio in partnership con Feedly, e sviluppi un algoritmo di riassunto contenuti come quello di Summly; sarebbe il luogo ideale per fare molte cose dentro una sola app:
– verificare le proprie dashboard e timeline;
– leggere i feed;
– esplorare i propri interessi per fare nuove scoperte;
– appuntarsi privatamente cose da riguardare o riconsiderare;
– creare un proprio flusso pubblico in conseguenza di queste ricerche e azioni per sviluppare interazioni ulteriori e specifiche tra curatori, al di là e in qualche modo prima dei social classici;
– ovviamente condividere e crosspostare contenuti sui canali social che si curano

in tutto questo ragionamento, cosa c’entra il titolo? caratteristica comune a tutti questi strumenti è l’uso d’immagini tratte in automatico dai contenuti

se, come scrivevo, in un primo tempo avevo apprezzato l’interfaccia classica e pulita di uno Zite quasi solo testuale, ora io, con tutto che sono uomo di parole e pure di una certa età, sono lieto farmi prendere all’amo dalle immagini, ci provo gusto e m’aiuta a godere meglio del tempo sbilenco in cui sbrindello informazioni

a oggi, ritengo che app come Pulse, che usa immagini troppo in piccolo e in subordine, non incontrerà altrettanto favore di Flipboard, che usa con maestria l’intero schermo dello smartphone (o del tablet) ma anche di Summly, che abbina ai bignamini di contenuto una testata elegante, basata su un’immagine a dimensione fissa secondo una ratio armonica

chiunque immetta dei contenuti strutturati in rete (articoli, post) non potrà più fare a meno di corredarli con immagini significative e accattivanti: content manager avvisati ,-)

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