rilevanza, influenza e altre danze 2.0

29 agosto 2012

lo stimatissimo Gianluca fa il giochino del momento e, in mazzo con altri, mi tira in mezzo su twitter: son curioso e provo ‘sto nuovo misuratore d’influenza, Klout, che ovviamente, siccome mi rifiuto di spammarlo ai millemila o dire a tutti i miei che credo di saperne di tipografia, decide che non sono granché influente e mi dà del guardone, cosa che mi rassicura non poco

curiosando chi tra i miei contatti abbia già messo piede in questo pisellometro ci trovo, col mio stesso punteggio base, l’amico Gualtiero che, a mio avviso, è influente per la cultura occidentale contemporanea, altro che per la sola contea di internet…

la mania classificatoria aveva contagiato tempo fa anche la mia residenza preferita, Tumblr, con una diavoleria poi cassata a nome Tumblarity, per cui avevo anch’io preso la scimmia

la tendenza a soddisfare parametri per salire di grado può esser deleteria: soggetti naturalmente rilevanti ve ne saranno sempre pochi, mentre gli strumenti di misurazione spannometrica di un valore incommensurabile producono schiere di emuli stereotipi e frustrati, che confondono l’esposizione con la reputazione

anche nella next big thing Medium – appetibile piattaforma collaborativa, candidata nemesi di Tumblr e Pinterest – i post saranno saranno ordinati non in cronologico inverso classico bensì per rilevanza dovuta al gradimento: insomma torneranno a galla, come i turaccioli e… altro

parrebbe il trionfo del power to the people, ma nel fatto che più una cosa piace più sia evidente e attiri altri apprezzamenti, oltre al germe del conformismo, vedo l’emarginazione di chi non ha voglia di scrivere, keywordare, taggare, crosspostare, spammare, socializzare in quel modo che solo funziona a promuovere

insomma, ci perdiamo gli eccentrici e a me pare un viatico d’impoverimento, non quella ricchezza di contenuti diffusi e condivisi che la rete potrebbe davvero promuovere, sul modello della cara vecchia coda lunga

per finire, a proposito di sicari contro Tumblr, Marco mi segnala un nuovo triste capitolo – Twitter Vs. Tumblr – nella guerra delle API: meno male che il problema con l’emarginazione della mia piattaforma preferita non era politico, come Davide ha cercato di obiettare nella sua ottima risposta a un mio accorato appello di qualche giorno fa

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