arredare il nulla

26 luglio 2016

poi viene quel momento in cui sei lì che fai il tuo lavoro da mignotta della parola, controllando di tanto in tanto se arrivano le donazioni dai bambini cucitori di palloni che, guadagnando più di te, ti hanno adottato a distanza; col frustino da cucina stai montando a fuffa un testo – meno di 200 parole nel brief, 2500 da consegnare – e per allungare il brodo stai ravanando sui siti di vari produttori di piastrelle e arredo bagno, leggendo mission & vision, ed ecco t’imbatti in un collega più sfortunato di te, che dovrà giustificare ai suoi nipoti di aver scritto un giorno:
“Tradurre in realtà l’esperienza italiana della doccia, grazie ad alchimie esclusive interpreti degli stili di vita più attuali, espressioni di emozioni sensoriali nelle quali le persone ritrovano il proprio benessere giorno dopo giorno”
in un momento, tutto insieme, ti senti meno solo, provi compassione per lo sventurato fratello copywriter e speri che fondamentalisti e populisti di ogni tinta smettano di cazzeggiare e pongano fine alle nostre sofferenze in tempi brevi

ora e sempre resilienza

6 gennaio 2016

i miei appunti per questo postho un post monco da qualche parte, il fermo proposito – disatteso causa culo peso – di commemorarne tipo il “279° giorniversario” da – metti – settembre…

e nessuna voglia di esprimere per iscritto quanta invece di vivere nell’intimo e condividere nei giorni, negli incontri, quella data di passaggio

di quel che è successo fa un anno domani, di sicuro conservo solo due dati:

  • mi ci sono giocato un amico
  • non ho più cambiato la cover FB

due fatti incommensurabili, mi rendo conto, ma la vita si diverte a rendere significativi i segni più vari

per me il 7 gennaio 2015 è un discrimine

moriva un uomo che ammiravo – Wolinski – che non solo non immaginavo lavorasse ancora, ma avrei detto già defunto; aveva l’età di mio padre e quel giorno ho capito che voglio arrivarci anch’io, alla loro età, sempre più aperto, accogliente, attento ai miei simili, vigile, consapevole

non so spiegarlo meglio: è il mio modo di fare la mia parte e #restareCharlie

tra i servizi del Kindle brilla una gemma nascosta dedicata agli ossessivo-compulsivi: la notifica errore contenuto, che si raggiunge, dopo aver evidenziato una parola o una frase, dalla tab “altro” dell’overlay che connette a dizionario e Wikipedia, proprio in fondo all’elenco delle funzioni di evidenziazione, annotazione, condivisione e traduzione

kindle

con la notifica errore contenuto è possibile segnalare “refuso”, “immagine”, “formattazione” e “altro” (di nuovo?)

per un rabdomante di refusi come il sottoscritto, una manna: infatti ne faccio uso sovente

ma ho la netta impressione che sia tratti di una supercazzola consolatoria, altrimenti come spiegare il fatto che, anche in assenza di connessione dati, appaia sempre il messaggio di ricezione, che ci rassicura circa la sollecità presa in carico della segnalazione da parte di un addetto?

devo credere che il Kindle abbia una cache dedicata e che queste segnalazioni vengano inviate una volta recuperata la connessione wi-fi? mi pare improbabile, temo che sia soltanto un placebo per far sentire coinvolti i lettori

c’è qualcuno là fuori che sa come funzioni la faccenda? sarebbe bellissimo credere che davvero aggiornino le successive edizioni degli e-book grazie al lavorio dei fanatici come me, ma sarebbe altrettanto consolatorio sapere che non sono l’unico che si prende queste brighe e si fa questa domanda

la violenza di genere è un problema da tempo considerato e per il quale la società civile si dota di strumenti in continua espansione ed evoluzione: attivo dal 2006, il numero nazionale di pubblica utilità 1522 permette alle donne di ricevere ascolto e assistenza

a Torino si è deciso di affrontare anche l’altro lato del problema, offrendo sostegno al maschio violento, aiutandolo a riconoscere il disagio e a non sentirsi solo nel labirinto della propria rabbia: lo sportello d’ascolto è gestito da privati ed esiste dal 2009

ho scoperto questo servizio al maschile grazie alla coincidenza di due affissioni parallele che mi sono trovato sotto casa

affissioni parallele dei numeri d'aiuto per la violenza di genere

ora, io capisco che un servizio nazionale abbia buon gioco ad avvalersi di un numero breve e di facile memorizzazione, mentre un servizio locale debba giocoforza appoggiarsi alla rete telefonica ordinaria, tuttavia

tuttavia mi chiedo quanto sia ragionevole che, ove una donna contusa e infelice possa con quattro ditate chiedere aiuto, il maschio in overdose d’adrenalina, con le dita ancora tremanti, debba mettersi a ravanare la tastiera per comporre dieci cifre impossibili da memorizzare

parità vo cercando, ch’è sì rara

1 after 99

23 novembre 2014

dice qui il contatore che è finita la quarantena, registro il fatto scrivendo qualche riga, diciamo un bilancio

di questi quasi cento giorni, di buono è successo che, per la prima metà, ho letto parecchi libri, quasi tutti sul Kindle

dopo, la vita s’è premurata di riempire il vuoto con crescenti impegni di lavoro e di famiglia che sinceramente mi fanno dubitare che tornerò bello trullo allla mia vita social di prima

gli altri buoni propositi che avevo, massime esercitare la calligrafia, sono andati in vacca come bene o male m’aspettavo, conoscendomi: sono un testa di cazzo che antepone sempre il dovere al piacere, che si dedica prima ai bisogni altrui che ai propri; a essere del tutto onesto sono una testa di cazzo che nel dedicarsi agli altri convoglia la nevrosi del non sapere disciplinarsi per un risultato di lungo periodo, senza garanzia di riuscita, su qualunque impegno mi veda sì bravino, ma non che mi venga facile buona la prima

il solito finto pigro, evviva

parlando di social, dove bene o male ho bazzicato sottotraccia, vuoi per lavoro (Plik) vuoi per augurare buonicompleanni, la cosa più bella che mi è successa è che, senza accorgermi di contravvenire al mio impegno, ho ripreso a postare in surripedia, a comporre lemmi idioti

questo mi piace, se lo abbino al fatto di aver accumulato, per il rientro sui social immaginifici, soltanto una sedicina di foto: sono ancora sempre un uomo di parole

non ho sentito il bisogno di mostrare sguardi che ho avuto, scorci che ho nel cuore, mentre qualche buffoneria urbana m’è capitato di raccontarla a un collega, anziché scattarla, riquadrarla, lavorarla, pensare a un motto di spirito per accompagnarla

però il primo posto dove sono tornato è Fontli, oggi al parco coi cagnussi, seduto solo e ormai al buio su una panchina

e sono anche soddisfazioni, quando stai via tre mesi bondanti e trovi 52 nuovi follower ,-)

disciplinatamente ho prima visitato tutti i nuovi arrivi, ne ho messi tre a seguire, ho risposto a un commento, dato un occhiata in timeline, scoccato qualche cuoricino e poi ho postato la foto di una fiancata di bus granturismo, presa tipo quattro mesi davanti l’albergo prospiciente la mia fermata per il tram del lavoro

e domani vediamo
e ci vediamo
mi farà piacere salutare più di qualcuno, ma è stato anche bello averci mangiato, nei giorni passati, con alcuni di voi ,-*

sah sah, prova sabbatico

15 agosto 2014

mi prendo una pausa dalla rete, poco più di tre mesi, e qui spiego il perché

premessa cronologica: a gennaio 2005 apro il mio primo blog, a ottobre 2006 mi vince la frustrazione e lo chiudo, anzi socchiudo, aggiornando molto saltuariamente fino ad aprile 2008

il 15 agosto 2007 – sette anni fa – sbarco su Tumblr e in poco tempo mi trovo coinvolto in progetti collettivi, canali privati e spin-off fino a raggiungere il ragguardevole numero di diciassette

è  la mia più lunga e produttiva stagione online, che dura fino a marzo 2010, quando i casi della vita mi fanno rallentare (da allora la mia attività su Tumblr sarà centellinata, mai davvero interrotta ma nemmeno altrettanto frenetica)

in quei due anni e mezzo ho conosciuto persone fantastiche che sono ancora il fondamento delle mie relazioni (la mia compagna innanzitutto) mentre scrivevo parecchi post classici (leggi pallosi) e cominciava a delinearsi la forma di pubblicazione frammentaria, multimediale, citazionista e partecipativa che, complice la struttura e le funzionalità del tumblelog, ha trasformato molti blogger della prima e seconda ora in futuri socialmediaddicts

a fine 2011 altri casi esistenziali – nella fattispecie una formazione professionale sul web – mi fanno aprire questo blog, che uso poco e male, oltre ai vari approdi social che cominceranno a occupare seriamente il mio tempo, per diletto e poi per lavoro, grazie anche all’acquisto – marzo 2012 – di uno smartphone

da quando sono connesso in mobilità ho ripreso a pubblicare parecchio, un frammento via l’altro, ma sono a tutti gli effetti un blogger in disarmo, come molti qui in giro

qualche link su Facebook, di rimbalzo da Twitter, un motto di salacia o d’indignazione destinato a un rapido consumo, mentre cresce la tendenza a esprimermi per immagini, complici i due spazi che amo e frequento di più: Instagram e Fontli, il socialino dei tipornografi

sto riflettendo da tempo su cosa questo significhi: serve? se sì, a cosa? non certo a strutturare il mio pensiero per condividerlo; allora cosa sto condividendo? foto decentemente composte da un wannabe grafico, scatti belli come tanti, piuttosto narrativi, certo, ma rappresentano anche punti di vista significativi?

altra riflessione importante: l’uso del tempo che i social network plasmano

fantastica la possibilità di connessione interstiziale (durante la pausa sigaretta, in viaggio sul bus), molto meno l’inerzia con cui a sera, per “rilassarmi”, correggo i miei scatti e ripasso la timeline di FB per fare due chiacchiere invece, magari, di leggere un libro

insomma approfondisco meno, cicaleggio di più, con l’aggravante della tendenza ossessivo-compulsiva che ho traslocato para para dalla rifinitura delle mie sterminate postesse all’editing delle immagini, con tanto di strategia di pubblicazione (no, non mi riesce quasi mai di essere spontaneo: accumulo attimi in funzione narrativa, quindi le mie foto sono quasi tutte asincrone)

99days

qualche tempo fa mi sono imbattuto nell’iniziativa / provocazione 99 days of freedom e ho cominciato a riflettere sul periodo che sto attraversando, su dove voglio andare, cosa voglio fare

della necessità di tempo lento, applicazione e disciplina su un obiettivo che tanto amiamo quanto ci sfugge, qui tra noi internauti si parla assai ma, infine, alla sera ci troviamo tutti su FB a sgranocchiare le ultime briciole dell’ennesima giornata

ho deciso di fare questo esperimento, estendendolo: esclusa la gestione lavorativa, m’impegno a trascorrere 99 giorni senza Facebook, Twitter, Tumblr, WordPress, Instagram e Fontli

non ho motivi contingenti, temo che durerò fatica a stare zittino, può darsi pure che non mi riesca l’esperimento e torni prima, di sicuro mi mancheranno gli aggiornamenti sulla vita di molti amici, le loro immagini, i loro motti di spirito

però non vado a ritirarmi su un’isola: molti di voi qui fuori hanno il mio telefono e, siccome non si tratta di un rigurgito luddista contro le tecnologie, continuerò, oltre a postare per lavoro, a leggere online, collezionare link, usare email, Hangout, WhatsApp ; terrò attive anche le notifiche di FB Messenger, contravvendendo al dettato dell’esperimento

insomma, nessun ritorno alla natura: mi prendo una pausa, senza progetti precisi; di certo leggerò, sperabilmente tornerò a fare un po’ d’esercizio strutturato di scrittura

e questo è quanto: ci si rivede in rete prima di dicembre, magari nel frattempo parliamo o mangiamo insieme

 

è morto Massimo Vignelli e, se sapete chi era, probabilmente siete tristi come me; per chi non sa, ecco un piccolo compendio di cose sue che ne dicono l’importanza e un ricordo davvero commovente

poco più di due settimane fa, il figlio Luca aveva diffuso la volontà di suo padre di ricevere per posta testimonianze di chi, amico o sconosciuto, addetto ai lavori o meno, fosse stato influenzato dalla sua opera e dal suo insegnamento: mi sono permesso di mandargli questo indegno omaggio, non so se gli sia stato recapitato, ma posso sperare che gli abbia regalato uno dei suoi ultimi contagiosi sorrisi

un mio omaggio alla griglia d'impaginazione di cui Massimo Vignelli è stato sacerdote