il miglior social network
11 maggio 2012
abito in LinkedIn dal primo aprile 2007; all’epoca bloggavo da poco più di due anni e il social network professionale era il mio terzo approdo in rete, dopo Delicious - allora si url-ava ancora del.icio.us – il servizio di bookmarking condiviso cui sono e resterò affezionato fino alla fine (che si vocifera da tempo inelluttabile)
da sempre convinto che il valore più caratteristico della rete abitata sia la condivisione d’esperienze e che non esista curiosità più squisita del conoscere il vissuto lavorativo altrui, LinkedIn mi è subito parsa una residenza ideale e appropriata
per anni, tuttavia, queste premesse non furono granché soddisfatte; facevo rete lentamente, dopo aver agganciato amici e conoscenti, ovvero un clone della rete di relazioni reale, non certo sviluppata a partire dalla professionalità, e ogni settimana ricevevo un tristo bollettino degli aggiornamenti: il tizio aveva aggiunto un corso, il sempronio aveva cambiato una proposizione qui e un sostantivo là…
mi dicevo Poco male, resta pur sempre un buon posto dove pubblicare e condividere un resumé – infatti lo aggiorno frequentemente – e mi rammaricavo che l’esperimento non avesse decollato e che l’introduzione dei feed personali – dai propri blog o Twitter – avesse ottenuto il solo effetto d’aumentare il rumore di fondo, scimmiottando l’aspecificità dei social di maggior grido, la cui unica prerogativa d’adesione è l’esistenza in vita
ma mi sbagliavo: un po’ per la mia collocazione lavorativa anfibia, molto per lo strutturale ritardo con cui in Italia vanno in circolo le novità del mondo anglofono, l’evoluzione di LinkedIn è entrata nella mia vita connessa in sordina e solo di recente ne ho percepito la potenza
ho cominciato a considerare le proposte di gruppi d’interesse e ad aderirvi – ora sono iscritto a quattro, tra il digitale e il lettering, passando per l’alberghiero – e ne ricavo stimoli sempre proficui
apprezzo anche la recente iniziativa di una newsletter semantica coi meglio post sulle cose che si suppone tu gradisca, per quanto sia meno apprezzabile che questo servizio sia stato introdotto surrettiziamente e non mostri in evidenza la scelta di opt-out
ovviamente, la cosa migliore che LinkedIn sta facendo è pubblicare e segnalare offerte di lavoro: un grande valore aggiunto alla possibilità, dagli esordi presente, di mettersi in vetrina e fare rete su progetti
in conclusione, raccomando a tutti l’iscrizione: le reti relazionali migliori nascono aggregando interessi e restano sovente limitate a nicchie elitarie, mentre le reti di maggior successo e diffusione creano rumore bianco e ridondanza di fuffa; LinkedIn riesce ad essere popolare, perché il lavoro è omnibus, e concreta, perché il lavoro è pagnotta
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metafora a ruote
18 aprile 2012
per spiegare al mio babbo che, se un periodico va su Facebook, non significa che sia il suo sito ad andarci, ma che per converso FB può andare su un sito, ho improvvisato una metafora veicolare: social network e siti web sono entrambi mezzi di trasporto ma, se una bicicletta può essere alloggiata su una macchina – i vari widget dei social network, veri e propri micrositi in un box – è ben difficile il contrario (le bici hanno spazio giusto per qualche link, non si possono customizzare più di tanto e, quando si può, pare d’aver messo… il tappetino dell’auto sulla canna ,-)
la metafora, se presa dal verso giusto, è foriera di riflessioni: sulla maggiore agilità di un mezzo, che può raggiungere zone altrimenti precluse; sul più appropriato uso dell’altro per lunghe distanze (contenuti non effimeri) e alla via così… se presa dal verso sbagliato si smonta, come qualunque enunciazione del pensiero quindi: beneficio d’inventario, tuttavia mi pare possa essere utile
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signora miAPP
5 aprile 2012
la lodevole iniziativa per l’Open Government Wikitalia ha creato una app per i furbofoni – Decoro Urbano WeDu! – che serve a
segnalare rifiuti abbandonati, buche sul manto stradale, affissioni abusive, atti di vandalismo, problemi di segnaletica stradale e incuria nelle zone verdi
connettendosi con mappe, fotocamera, Facebook e trasportando sotto il cielo del 2.0 l’indignazione stile DoveAndremoAFinire
la killer app per barbogi del mio calibro: consigliatissima
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socializzazione in corso
12 dicembre 2011
sono su Twitter
ho infine vinto la pigrizia e superato la diffidenza arcaica mia propria ad accountarmi alla qualunque
son sempre curioso, come cittadino digitale, di ogni servizio e strumento, nuovo o modaiolo, ma sono estremamente selettivo, vuoi per timori politici in senso lato, vuoi per il dubbio sulla reale necessità / utilità del nuovo luogo d’azione e relazione
ad esempio, per quanto prima o poi, volendo lavorare con la rete, mi toccherà anche quell’account, rimanderò il più possibile l’iscrizione a Facebook, per ragioni ideologiche: sono del tutto d’accordo con Jaron Lanier, citato da Bifo, quando paventa il modello d’aggregazione formattata come viatico per l’acquiescienza politica
“Mi preoccupo per la prossima generazione, scrive Lanier, che cresce con una tecnologia di rete che esalta un’aggregazione formattata. Non saranno forse più inclini a soccombere alle dinamiche di sciame?”
tuttavia, avverso a Twitter, in questi anni, ho solo avuto il timore di perdervi tempo… cercherò d’usarlo in maniera costruttiva, non solo per ammorbare i miei impavidi amici con improbabili giochi di parole
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io e te, aborigeni…
29 novembre 2011
il sistema dei sei gradi di separazione, che nel mondo fisico funziona meglio per logica piramidale – i potenti sono, per apparente paradosso, le persone più facilmente avvicinabili, perché conosciute da molti – è stato implementato dal web sociale, che riesce ad avvicinare i pari, e pure di molto: Facebook ha ridotto della metà i gradi, da sei a tre, e oggi due contadini agli antipodi, anche non connessi, sono più prossimi che mai
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